I BLOCCHI CARDIACI - Studio Cardiologico Botoni

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I BLOCCHI CARDIACI

IL CUORE PER TUTTI > MALATTIE DEL CUORE
 

Il cuore è una pompa

Il cuore è un muscolo composto da 4 cavità, due superiori: atrio destro e sinistro e due inferiori:  ventricolo destro e sinistro. Il sangue povero di ossigeno, giunge al cuore da tutti gli organi tramite le vene cave (superiore ed inferiore). Entra nell’atrio destro, attraversa la valvola tricuspide e passa nel ventricolo desto. Da questo viene pompato nelle arterie polmonari, uscendo dal cuore attraverso la valvola polmonare. Nel polmone il sangue si ossigena. Da qui ritorna nell’atrio sinistro, attraversa la valvola mitrale e passa nel ventricolo sinistro. Da questo viene pompato nell’arteria aorta e da questa in tutte le arterie che lo distribuiscono ai vari organi (). L’uscita del sangue dal ventricolo sinistro avviene attraversando la valvola aortica. Il cuore pertanto è come un motore, ansi, come una pompa; o meglio come due pompe affiancate che si contraggono contemporaneamente spingendo il sangue, la parete destra (atrio destro e ventricolo destro) nei polmoni; la parte sinistra (atrio sinistro e ventricolo sinistro) nelle arterie e quindi a tutti gli organi.

Ma chi da l’ordine al cuore di battere, cioè di contrarsi?

Come ogni motore o pompa, il nostro cuore è fornito di un impianto elettrico. E’ come un’automobile che è dotata di un motore e di un impianto elettrico (batteria e cavi elettrici). L’impulso alla contrazione viene dato da una specifica parte del cuore chiamata “nodo del seno” che è localizzata nell’atrio destro. Si tratta di una vera e propria centralina elettrica, che invia un impulso elettrico a tutte le parti del cuore: atri e ventricoli, stimolandoli a contrarsi. La trasmissione di questo impulso avviene tramite dei “fili elettrici” che si dipartono da essa raggiungendo ogni parte del muscolo cardiaco. Se ritorniamo all’esempio dell’automobile e paragoniamo il muscolo  cardiaco al motore dell’auto, l’impianto elettrico è costituito dal “nodo del seno”, cioè la centralina (o batteria) e dal “sistema di conduzione” (nodo atrio-ventricolare, fascio di His, branca destra e sinistra), cioè i fili elettrici (figura 2
).
Il nodo del seno manda mediamente (quando siamo a riposo) da   50 a 70 impulsi al minuto. Questi tramite il sistema di conduzione si diffondono negli atri, determinandone la contrazione; quindi raggiungono il “nodo atrio ventricolare” (una sorta di seconda cabina elettrica) e da qui, attraverso due ramificazioni (la branca destra e la branca sinistra), arrivano, rispettivamente al ventricolo destro e sinistro. In tal modo l’ordine partito dal nodo del seno si diffonde progressivamente a tutte le 4 cavità cardiache determinandone la contrazione in sequenza: prima gli atri e poi i ventricoli (
).
Gli impulsi elettrici inviati dal nodo del seno sono ritmici. Cioè cadono l’uno dall’altro ad una stessa distanza di tempo (esempio: uno ogni secondo). Quindi anche le contrazioni del cuore, cioè i battiti, sono ritmici. Questo tipo di battito normale si chiama “ritmo sinusale” perchè nasce dal nodo del seno. Può essere lento e viene definito bradicardico; ciò avviene, ad esempio durante il riposo e  il sonno; o veloce e viene definito tachicardico; ad esempio durante gli sforzi, la paura, la rabbia. Infatti in queste ultime condizioni  l’organismo a bisogno di piu’ energia ed il nodo del seno (la batteria o centralina) stimola il cuore a contrarsi più rapidamente per far giungere una maggior quantità di sangue ossigenato a tutti gli organi che devono lavorare maggiormente.  


Cosa sono i blocchi cardiaci
L’impianto elettrico del cuore, come qualsiasi strumento elettrico è sottoposto ad usura e rottura. Può “rompersi” la centralina (nodo del seno) da dove nascono gli impulsi elettrici, o i fili elettrici (sistema di conduzione: nodo atrio ventricolare, fascio di His, branca destra e sinistra) che conducono l’impulso al muscolo cardiaco.

Tipi di blocchi cardiaci

Il malfunzionamento de nodo del seno può essere caratterizzato dall’incapacità da parte di questa centralina di generare impulsi elettrici. Ciò può avvenire sporadicamente; cioè dopo un  certo numero di impulsi normali, un impulso non viene inviato; nel tal caso il battito cardiaco è interrotto da delle pause (battiti mancanti). Talvolta queste sono così lunghe da determinare l’arresto del cuore per un tempo talmente prolungato da non permettere al sangue di arrivare al cervello cosicché  l’individuo perde coscienza. Tali blocchi si chiamano blocchi seno-atriali: BSA (figura 4
). La centralina può essere mal funzionate e mandare pochi impulsi elettrici  ed allora il cuore batte molto lentamente. O addirittura può non generare nessun impulso determinando l’arresto cardiaco.
Se a “rompersi” è  il nodo atrio ventricolare, quello attraverso il quale, l’impulso elettrico, nato dal nodo del seno, raggiunge le branche destra e sinistra, abbiamo i blocchi atrio ventricolari: BAV (figura 4). Questi possono essere di I° , II°, III° grado. Quelli di primo grado non danno disturbi e si registrano solo all’elettrocardiogramma perché si tratta solo di un rallentamento della conduzione elettrica attraverso il nodo atrioventricolare. Quelli di II° grado invece sono caratterizzati dall’interruzione del transito dell’impulso elettrico attraverso il nodo. Tale interruzione può avviene ogni due - tre- quattro o più battiti normali ( blocco 2:1,   3:1,  4:1, ecc.).



 Quando il blocco consente il passaggio di un battito ogni 2 ( blocco 2:1 ) la frequenza cardiaca (cioè il numero di battiti o contrazioni cardiache per minuto) si dimezza (ad esempio passa da 60 a 30 battiti per minuto). Se il blocco consente il passaggio di un battito ogni tre (blocco 3:1) la frequenza cardiaca si riduce ad un terzo (ad esempio passa da 60 a 20 battiti al minuto). E’ evidente che quanto più è elevato il blocco (cioè quanti meno batti fa passare il  nodo atrioventricolare) tanto più bassa sarà la frequenza cardiaca. E tanto più bassa è la frequenza cardiaca tanto maggiore sono i disturbi. Si possono avere capogiri, affanno, fino a perdita della coscienza  e svenimento. Nel blocco di III° grado  nessun battito riesce a passare dagli atri ai ventricoli attraverso il nodo atrio ventricolare. Gli atri, ad esempio battono a 60 colpi per minuto mentre al ventricolo non arriva nessun impulso. Si tratterebbe di una situazione mortale perchè non contraendosi i ventricoli la circolazione si fermerebbe. Ma fortunatamente madre natura ha creato un dispositivo di emergenza. In questi casi, infatti, inizia a funzionare un’altra centralina localizzata nella parte alta dei ventricoli  (spesso nel fascio di His) che comincia  a mandare impulsi ai ventricoli anche se con bassa frequenza (circa 35-40 battiti per minuto) consentendo la sopravvivenza. I blocchi di branca destro BBDX (figura 5) e sinistro BBSX (figura 4) sono rallentamenti della conduzione elettrica delle rispettive branche che non danno disturbi di rilievo e si evidenziano all’elettrocardiogramma.

Come ci si accorge di avere un blocco cardiaco?

In genere le manifestazioni più tipiche sono i capogiri, le vertigini, l’affanno a svolgere le normali mansioni, le improvvise perdite di coscienza con caduta a terra. Infatti quando il blocco determina arresi del cuore prolungati o una frequenza cardiaca molto bassa (pochi battiti per minuto), il cuore non riesce a pompare il sangue in circolo in maniera efficiente ad irrorare i muscoli, il cervello e tutti gli organi. Se il blocco determina arresto momentaneo e prolungato della contrazione cardiaca si possono avere perdite di coscienza per mancato arrivo di sangue al cervello ed anche danni permanenti al tessuto nervoso (ad esempio ICTUS o coma).

Come si fa la diagnosi di blocco cardiaco?

In presenza dei sintomi sopraelencati è sempre bene fare un’elettrocardiogramma che già è capace di individuare il blocco. Talvolta i blocchi avvengono improvvisamente e di rado ed allora per individuarli occorre eseguire un ECG Holter, cioè una registrazione elettrocardiografica prolungata per almeno 24 ore. Questa spesso è in grado di “scovare” un blocco che magari si manifesta una sola volta nella giornata (sporadico). Se nemmeno tale esame è sufficiente,  ma il sospetto che il blocco ci sia e sia grave, è possibile eseguire uno studio elettrofisiologico. Si tratta di un particolare esame   elettrocardiografico eseguito dall’interno del cuore e che consente di valutare con opportuni sistemi la funzionalità dell’”impianto elettrico” cardiaco in ogni sua parte. Per eseguire tale esame occorre fare una piccola anestesia locale a livello dell’inguine dove si introduce un catetere nella vena femorale e lo si fa scorrere fino a dentro il cuore. Da li si registra l’attività cardiaca e si può anche stimolare il cuore dal suo interno e in vari punti per studiarne le “reazioni”. L’esame dura 30-40 minuti e non è pericoloso ma va eseguito in un ambiente dedicato: la sala di elettrofisiologia.

Come si curano i blocchi?

Cosi come l’elettrauto cambia la batteria e i fili all’automobile quando l’impianto elettrico di questa   è difettoso cosi il cardiologo-elettrofisiologo  può sostituire parti del sistema elettrico cardiaco impiantando un pace-maker (figura in basso).

 

Il  pace-maker è un piccolo computer alimentato da una batteria  (delle dimensioni di circa 4cm ) che viene applicato con una piccola operazione in anestesia locale sotto la cute del torace. Questo piccolo computer viene collegato agli atri  ed ai ventricoli con dei fili elettrici che vengono fatti  scorrono nelle vene che portano al cuore (figura in alto). Il computer genera degli impulsi che inducono il cuore a battere quando il nodo del seno o quello atrio-ventricolare sono malati. La stimolazione può essere continua oppure intervenire solo quando il battito cardiaco  normale si arresta.

 Vivere con il Pacemaker

 
 
SISTEMA DI CONDUZIONE
 
 
PACEMAKER ED ID
 
 
 
 
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